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La pagina uebbe Zen di Michel Proulx, a Montpellier© Nanabozho (Gichi Wabush)
Aggiornamento di questa versione italiana : 7 dicembre 2006

 

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Dicembre 2005

Razzismo e buddhismo

 

E' da mo' che non intervengo più e ci sarebbe tanto da dire. Ma oggi voglio parlare di razzismo.

Ci sarà chi mi vorrà dire che il soggetto non ha rilevanza alcuna col Buddhismo Zen. Io invece vi assicuro del contrario. E vi vorrei spiegare le mie ragioni. Ma prima, dirò cosa mi ha spinto ha parlare di questo. Come vedrete, si tratta di una serie di fattori concomitanti.

Per primo, una mia amica campana mi ha fatto passare dei documenti sulla conquista del Regno delle Due Sicile dai Piemontesi al periodo risorgimentista. Se tali documenti non mi hanno fatto cambiare idea sul deficit democratico delle tradizioni meridionali, deficit per cui hanno grande responsabilità i sovrani borbonici, mi hanno fatto sapere quanto più scandoloso, anzi orrendo fu il contegno piemontese rispetto alle popolazioni "liberate". Se volete dare un occhiata, fate pure.

D'altronde, ho saputo l'altro giorno in televisione degli atteggiamenti scandalosi dei tifosi fascisti all'incontro dei calciatori di origine africana che giocano nei club italiani, incluso il saluto fascista del caposquadra della Lazio (vabbo' che ho sempre tifato per la Roma...), gesti che si aggiungono agli atti di razzismo rispetto ai cosidetti "terroni",

Finalmente, c'è un libro recente parso in Francia sul reato di Napoleone. E' da mo' che non nutro simpatia alcuna per l'omicciattolo corso e la sua Grande Dittatura Militare. Il sapere ch'era stato l'idolo sia di Adolfo che di Benito o di Giuseppe già mi sarebbe bastato per discreditarlo, ma sopratutto mi era stato antipatico il sapere che egli aveva soppresso tutti i diritti civili delle donne in Francia (ed altrove) con la sua presa di potere. Ma qui non si tratta di dittatura militare né di guerre più o meno necessarie, né di femminismo. Si tratta di schiavitù. E' stato il nano corso a rinstituire la schiavitù, quattro anni dopo che la Convenzione lo abbia abolito.

Giacché il ritorno della schiavitù alla fine del medioevo non è proprio un titolo di gloria per il cosidetto 'Rinascimento', dopo tanti secoli di progressiva eliminazione di quell'indignità. Ma bisogna capire che il nano corso era un odiatore. Odiava le donne. Odiava i Corsi. Odiava i Francesi. Odiava gl'Italiani. Senz'altro si odiava se stesso. E' quindi niente sorpresa che odiasse i negri.

Il che ci porta al sodo. La base fondamentale del razzismo è paradossalmente l'odio di se stessi. Chi ha coscienza del proprio valore non ha bisogno di umiliare altrui. Questo bisogno anzi dimostra che chi lo prova sta cercando un modo di compensazione: "Sono una merda, ma ecco qui una merda ancora più puzzolente di me."

Non è che i problemi non ci siano in Francia. Anzi. Eppure, la ricerca sociale sin da una decina d'anni ci dimostra che qui il razzismo e la senofobia non cessano d'indietreggiare*, e che la Francia è, tra i paesi sviluppati, la nazione dove questi affetti sono meno virulenti. E questo vuol dire che se è possibile in Francia, è possibile altrove.

Quale la relazione con il Buddhismo? Non viviamo isolati dal resto. La nostra qualità di vita dipende della qualità di vita di tutti. Finché ammetteremo che si faccia diminuire la qualità di vita della povera gente, immigrati (e loro discendenti) inclusi, solo per avidità a corto termine, faremo sicché la nostra qualità di vita diminuisca. C'è un egoismo che può rivelarsi positivo a lungo termine. La radice del razzismo è l'ignoranza. Ignoranza di altrui e ignoranza di sé. E l'odio che alcuni risentono rispetto all' "altro," che questi sia calabrese o senegalese, non è altro che odio di se.

Se il rabbi Yehoshua ben Yussef (quello detto "il nazoreno") diceva "ama il prossimo che te stesso", e che l'amore per se stesso non esiste (intendo amore vero, non debbolezza!) è solo odio; il risultato non può non essere catastrofico. Se facciamo uno coll'universo (ed è in parte ciò che ci insegna il buddhadharma) è logico che ci preocupimo un po' dell'assieme, piuttosto che sempre del nostro particolare. Pensiamoci.

Mxl


*Sondaggio effettuato per il conto di un'organizzazione franco-britanica.

 


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