Dicembre
2005
Razzismo
e buddhismo
E'
da
mo' che non intervengo più e ci sarebbe tanto da dire. Ma
oggi voglio parlare di razzismo.
Ci sarà chi mi vorrà dire che
il soggetto non ha rilevanza alcuna col Buddhismo Zen. Io invece vi
assicuro del contrario. E vi vorrei spiegare le mie ragioni. Ma prima,
dirò cosa mi ha spinto ha parlare di questo. Come vedrete,
si tratta di una serie di fattori concomitanti.
Per primo, una mia amica campana mi ha fatto
passare dei documenti sulla conquista del Regno delle Due Sicile dai
Piemontesi al periodo risorgimentista. Se tali documenti non mi hanno
fatto cambiare idea sul deficit democratico delle tradizioni
meridionali, deficit per cui hanno grande responsabilità i
sovrani borbonici, mi hanno fatto sapere quanto più
scandoloso, anzi orrendo fu il contegno piemontese rispetto alle
popolazioni "liberate". Se volete dare un occhiata, fate pure.
D'altronde, ho saputo l'altro giorno in televisione
degli atteggiamenti scandalosi dei tifosi fascisti all'incontro dei calciatori di origine africana che giocano nei club
italiani, incluso il saluto fascista del caposquadra della Lazio
(vabbo' che ho sempre tifato per la Roma...), gesti che si aggiungono
agli atti di razzismo rispetto ai cosidetti "terroni",
Finalmente, c'è un libro recente parso
in Francia sul reato
di Napoleone. E' da
mo' che non nutro simpatia alcuna per l'omicciattolo corso e la sua
Grande Dittatura Militare. Il sapere ch'era stato l'idolo sia di Adolfo
che di Benito o di Giuseppe già mi sarebbe bastato per
discreditarlo, ma sopratutto mi era stato antipatico il sapere che egli
aveva soppresso tutti i diritti civili delle donne in Francia (ed
altrove) con la sua presa di potere. Ma qui non si tratta di dittatura
militare né di guerre più o meno necessarie,
né di femminismo. Si tratta di schiavitù. E'
stato il nano corso a rinstituire la schiavitù, quattro anni
dopo che la Convenzione lo abbia abolito.
Giacché il ritorno della
schiavitù alla fine del medioevo non è proprio un
titolo di gloria per il cosidetto 'Rinascimento', dopo tanti secoli di
progressiva eliminazione di quell'indignità. Ma bisogna
capire che il nano corso era un odiatore. Odiava le donne. Odiava i
Corsi. Odiava i Francesi. Odiava gl'Italiani. Senz'altro si odiava se
stesso. E' quindi niente sorpresa che odiasse i negri.
Il che ci porta al sodo. La base fondamentale del
razzismo è paradossalmente l'odio di se stessi. Chi ha
coscienza del proprio valore non ha bisogno di umiliare altrui. Questo
bisogno anzi dimostra che chi lo prova sta cercando un modo di
compensazione: "Sono una merda, ma ecco qui una merda ancora
più puzzolente di me."
Non è che i problemi non ci siano in
Francia. Anzi. Eppure, la ricerca sociale sin da una decina d'anni ci
dimostra che qui il razzismo e la senofobia non cessano
d'indietreggiare*, e che la Francia è, tra i paesi
sviluppati, la nazione dove questi affetti sono meno virulenti. E
questo vuol dire che se è possibile in Francia, è
possibile altrove.
Quale la relazione con il Buddhismo? Non viviamo isolati dal resto. La nostra qualità di vita
dipende della qualità di vita di tutti. Finché
ammetteremo che si faccia diminuire la qualità di vita della
povera gente, immigrati (e loro discendenti) inclusi, solo per
avidità a corto termine, faremo sicché la nostra
qualità di vita diminuisca. C'è un egoismo che
può rivelarsi positivo a lungo termine. La radice del
razzismo è l'ignoranza. Ignoranza di altrui e ignoranza di
sé. E l'odio che alcuni risentono rispetto all' "altro," che
questi sia calabrese o senegalese, non è altro che odio di
se.
Se il rabbi Yehoshua ben Yussef (quello detto "il
nazoreno") diceva "ama il prossimo che te stesso", e che l'amore per se
stesso non esiste (intendo amore vero, non debbolezza!) è
solo odio; il risultato non può non essere catastrofico. Se
facciamo uno coll'universo (ed è in parte ciò che
ci insegna il buddhadharma) è logico che ci preocupimo un
po' dell'assieme, piuttosto che sempre del nostro particolare.
Pensiamoci.
Mxl
*Sondaggio effettuato per il conto di
un'organizzazione franco-britanica.