© Nanabozho (ilConiglio Magno)

UNA MAHAYANATA POETICA

di NAGARJUNA

Colophon

I Venti Versi del Mahayana,
(in sanscrito, Mahayanavimsaka; in tibetano: Theg pa chenpo nyi shu pa)
furono composti dal maestro Nagarjuna.

Essi furono tradotti nel Tibetano dal pandita kashmiri Ananda ed il bhikshu traduttore Drakjor Sherab (Grags 'byor shes rab). Sono stati tradotti in Inglese dall' Anagarika Kunzang Tenzin l'ultimo giorno del 1973 nella speranza che il karma di quell'anno potesse essere mitigato.

 

Possano essere felici tutti gli esseri !

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Omaggio a Manjusrikumarabhuta!

1. Mi inchino all'onnipotente Buddha
La cui mente è priva di attaccamento
Eche nella sua compassione e saggezza
Ha insegnato l'inesprimibile.

2. In verità non c'è nascita -
E dunque non c'è cessazione o liberazione;
Il Buddha è come il cielo
E tutti gli esseri hanno la stessa natura di Buddha.

3. Né Samsara né Nirvana esistono,
Ma tutto è un complesso intreccio
Con l'intrinseco aspetto del vuoto,
L'oggetto della completa consapevolezza.

4. La natura di tutte le cose
Appare come un riflesso,
Puro e naturalmente quieto,
Con l'identica natura non-duale.

5. La mente comune immagina
Un sé dove non c'è nulla,
E concepisce stati emozionali -
Felicità, sofferenza, ed equanimità.

6. I sei stati del samsara,
La felicità celestiale,
Le sofferenze infernali,
Sono tutte false creazioni, immagini della mente.

7. Allo stesso modo le idee della cattiva azione che causano sofferenza
Vecchiaia, malattia e morte,
E l'idea che la virtù conduce alla felicità,
Sono pure idee, nozioni irreali.

8. Come un artista spaventato
Dal diavolo che dipinge,
Il sofferente nel samsara
E' spaventato dalla sua stessa immaginazione.

9. Come un uomo caduto nelle sabbie mobili
Si dimena e lotta
Così gli esseri [pensanti] annegano
Nel caos dei loro stessi pensieri.

10. Scambiare la fantasia per realtà
Causa l'esperienza della sofferenza;
La mente è avvelenata dall'interpretazione
Della coscienza della forma.

11. Dissolvendo l'illusione e la fantasia
Con mente compassionevole e penetrante,
Resta in perfetta consapevolezza
Per aiutare tutti gli esseri.

12. Avendo così acquistato la virtù convenzionale
Libera dalla rete del pensiero interpretativo
Si ottiene un'insuperabile comprensione
Come quella di Buddha, amico del mondo.

13. Conoscendo la relatività di ogni cosa,
La verità definitiva è sempre visibile;
Lasciando cadere l'idea di inizio, mezzo e fine
Il flusso [cosmico] è visto come Vuoto.

14. Così tutto il samsara e il nirvana è visto com'è:
Vuoto e insostanziale,
Nudo e immutabile
Eternamente quieto e illuminato.

15. Come le immagini di un sogno
Svaniscono al risveglio,
Così la confusione del Samsara
Svanisce nell'illuminazione.

16. Concepire cose prive di sostanza
Come eterne, sostanziali e soddisfacenti,
Avvolgendole nella nebbia del desiderio
Fa sorgere il ciclo delle esistenze.

17. La natura degli esseri è non-nata
Eppure comunemente si crede che gli esseri esistano;
Ma sia gli esseri sia le loro rappresentazioni mentali
Sono fase credenze.

18. Non è nient'altro che un artificio della mente
Questa nascita in un'illusorio divenire,
In un mondo di buone e cattive azioni
Con buona o cattiva rinascita futura.

19. Quando la ruota della mente cessa di girare
Tutto giunge alla fine.
Così non c'è nulla di intrinsecamente sostanziale
E tutte le cose sono completamente pure.

20. Questo grande oceano del Samsara,
Pieno di pensieri ingannevoli,
Può essere attraversato sulla barca dell' Approccio Universale.
Chi può raggiungere l'altra sponda senza di esso?


I miei commenti al testo qui sopra:

1. Mi inchino all'onnipotente Buddha
La cui mente è priva di attaccamento
E che nella sua compassione e saggezza
Ha insegnato l'inesprimibile.

Naturalmente qui si tratta di una dedica. Questa è d'obbligo in tali opere. Non formalizziamoci troppo per lo stile un pò pesantuccio. Anche perché l'"onnipotente" come aggettivo per il Buddha non è che mi piaccia tanto. Mi sembra troppo iperbolico. Ma forse si può capire in un altro senso. Ha qualcuno una vaga idea? Il resto va bene. possiamo sí immaginare che un Buddha vero e proprio abbia tralasciato ogni attaccamento. E che insegni l'inesprimibile è un soggeto per se. Diceva Shitou (Sekito, o Testa di Pietra) "Non lo capirete finche lo possediate". Paul Watzlawick nel cui libro "Realtà della realtà" ho trovato la citazione (ultima pagina) aggiunge: naturalmente, quando lo possiederete, non avrete più nessun bisogno di spiegazione. Aggiunge pure questa frase di Wittgenstein che conclude il *Tractatus* con "Di che non si può parlare, su di che ci si deve tacere."

2. In verità non c'è nascita -
E dunque non c'è cessazione o liberazione;
Il Buddha è come il cielo
E tutti gli esseri hanno la stessa natura di Buddha.

A secondo il Sutra del Cuore della Prajña Paramita, non c'è nascita ne morte. Difatti, ed è lí che il concetto della vacuità si dimostra indispensabile, "la forma è il vuoto, ed il vuoto è la forma". Cioé, ed il formolarlo dimostra che non si possono staccare l'uno dall'altro, (e, aggiungo come lo dice la fisica quantica) tutto è vuoto. anche un pezzo di marmo di Carrara o una palla di 'patacarburo di wolfram sono constituiti da 99,99% di vuoto. Il resto è movimento di elettroni, attrazione elettromagnetica, attorno al nocciolo del atomo, ed anche questi elementi, che contradicono il proprio nome dell' atomo, sono, a secondo la fisca quantica, vuoti, e chi più è, avendo proprietà strane, tipo ubiquità...

Quindi il nostro nascere è solo un episodio al nostro livello dell' essere, ma se si cambia livello, non siamo mai nati, ne esistiti, ne morti, perché a livelli diversi da questo nella nostra esistenza,non sono dati rilevanti.

Se è cosí, è ovvio che ne cessazione ne liberazione possano esistere. Non ci si può smettere di fare ciò che son si è mai fatto, ne liberarsi di vincoli che non sono mai esistiti.

Il Buddha è come il cielo; ma qui si deve pensare che il cielo e lo spazio, sopratutto per chi, o non conosce la realtà atomica dell'aria, o non ci fa caso perché, al livello poetico, cielo, spazio e vacuita sono tutt'uno. Sarebbe come dire Il Buddha e la Vacuità sono uguali. Non a caso scrivono i Cinesi tutt'e tre le parole con lo stesso carattere, "Ku", che noi dobbiamo alternativament tradurre con "cielo", con "vuoto", o con "spazio". Lo stesso carattere viene usato nella parola giapponese "karate", cioé, 'a mani vuote' (kara = vuota, te= mano). Il Buddha cui si parla adesso non è Gautama Shakyamuni, ma bensí il principio sottostante ad ogni cosa, implicando quindi che non ci sia essere che non partecipi dalla medesima natura.

E' un principio che non è ancora entrato nelle menti, adirittura lo ignorava completamente Aristotele, ma risale ad Evariste Gallois, 20enne che, la notte precedente alla sua morte ignominiosa, scrisse un testo da 60 pagini sulla teoria dei gruppi. Poi, un assioma della teoria dei tipi logici (che ne deriva), è che "quel che comprende *tutti* i membri di una collezione non può essere un membro della collezione", a secondo il principio enunciato da Russell e Whitehead nelle "Principia Mathematica"

Ogni tentativo di parlare di un gruppo in termini degli individui che lo compogono produce fatalmente non-senso e confusione. Stiamo sempre al confronto della gierarchia dei livelli logici, e ciò fà sicché il pericolo di confusione dei livelli è permanente, colle conseguenze imbarazzanti.

Colla tentazione permanente di credere che il "nostro" livello sia quello vero, e non quel livello teorico che non possiamo percepire, ci dimentichiamo che, aldilà della nostra presenza a questo livello cui apparteniamo, dove siamo individui, io Michel, tu Claudio, lui Teodor, noi, voi e loro, che mangiamo, dormiamo, ecc., aldilà, dico, c'è un livello in cui queste differenze non hanno la minima importanza. Ed agli altri livelli (perché ce ne sono un infinità, peggio mai).

La totalità, infinita, inconcepibile, irragiungibile di questo, L'Uno, l'Innominabile, (qualificativi limitati solo dalla capacità linguistica), diciamo per semplificare ch'è il Buddha. Altri direbbero le "Quattro Lettere". Ma guai a chi ne scolpirà un' immagine e si prosternerà davanti! E questo vale anche al livello mentale (sesto senso).

3. Né Samsara né Nirvana esistono,
Ma tutto è un complesso intreccio
Con l'intrinseco aspetto del vuoto,
L'oggetto della completa consapevolezza.

Poco fa, sulla lista americana ( di Bernard Faure) Sangha, c'era chi diceva che per lei, samsara e nirvana sono uguali, nel senso che l'uno partecipa dall'altro. E difatti, se si segue, una volta più, quel che dice il Sutra del Cuore, SHIKI FU I KU, KU FU I SHIKI, SHIKI SOKU ZE KU, KU SOKU ZE SHIKI. Forma non  Vacuità, Vacuità non Forma; Forma = precisamente Vacuità, Vacuità = precisamente Forma.

Tanto dire che ne l'un ne l'altro esistono, cioé nessuno esiste per se. Sono intrinsecamente e intimamente legati ed intrecciati, nel senso che non è corretto dire che niente esiste, come sentivo dire qualche scrittore francese (dal nome Carattini) alla Radio, che diceva "Per i Buddhisti, niente esiste". Il che non è uguale a dire, "niente ha una realtà assoluta, per se."

Mo', se prendiamo la scienza fisica quantica, essa ci dirà che il vuoto sì, che è dappertutto, e che se si vuol pensare la materia come solida, questa è un mero risultato dell'inganno dei nostri sensi. La scienza dice sí, sotto il punto di vista relativo a noi, alla nostra presenza e esistenza fisica, questa materia ha le caratteristiche che gli attribuiamo noi. Poi, ad un altro livello, che è pure molto intimamente legato all'altro, MA E' UN LIVELLO DIVERSO, non ' più il caso. Le caratteristiche, o si leggono diversamente, o non hanno più molta importanza e/o rilevanza.

Quindi, "l'oggetto della completa consapevolezza. Per ché è ovvio che questo non lo possiamo capire totalmente sul modo concettuale, perché la realta nostra quotidiana viene sempre ad interferire. Ci vuole una comprensione intuitiva, che solo al momento della morte interviene per la maggioranza della gente, come lo fa presente Patrice van Eersel nel libro "La Source Noire" (Il sorgente nero) che tratta delle NDE (near death experiences), poiché un sacco di gente, col migliorare della tecnica medicale moderna, si è vista uscire dalla morte clinica con delle esperienze fortissime ed anche stranissime.

Lo hanno detto quasi tutti i maestri (incluso il Rabbi Yeshua ben Yussef, il Nazoreno) che "se non muore i grano, cosa volete che creschi?". Deshimaru diceva che bisognava scendere alla tomba, e Puhua mendicava un vestito di un sol pezzo (un lenzuolo mortuario).

4. La natura di tutte le cose
Appare come un riflesso,
Puro e naturalmente quieto,
Con l'identica natura non-duale.

Visto che il soggetto è stato sollevato da due lettori, se vogliamo utilizzare il vuoto siderale o subatomico come aspetto della Vacuità (che come ripeto, non mi da nessun fastidio confondere perché partecipano l'uno dell'altra e vice-versa), considerando che il Surangama Sutra, pur apocrifo che sarà, dice (mi è stato riportato) che la materia è costituita di piccole particelle che, muovendosi l'una attorno all'altra, fanno la materia; se pensiamo che questo rassumiglia a quel che dice Lucrezio, dicendo che la materia è formata da atomi che cadono nel vuoto, e sapendo quel che sappiamo di fisica atomica e quantica (Uffa, adesso bisogna rimetersi a respirare!!!)

Dunque, una semplice deduzione logica dimostra che qualsiasi fenomeno detto "materiale' cui possiamo capire con l'uno o più dei nostri SEI sensi che non sono altro che un movimento di cose che quasi quasi non esistono, anche il marmo o l'acciaio. Se è questo movimento che fanno che noi percepimo, si deve quindi ammettere che «la natura di tutte le cose appare come un riflesso». Anzi, qualsiasi fenomeno deve per forza essere dello stesso ordine. Fotoni, mesoni, quarcks, e che ne sò io? Tutto è di per natura vuoto di sostanza, e tutto quel che esiste non esiste tramite il concetto che noi ne abbiamo, ne nella materia che percepiamo, ma nell'AZIONE, nel suo movimento, nella sua interdipendenza con il resto dell'Universo.

A quel punto lí, anche la merda la più infame non reca più quel viso, ma si rivela soltanto un fenomeno di più altrettanto «puro e naturalmente quieto, con l'identica natura non-duale».

In altre parole, siccome Mario parlava del "software", che è soltanto virtuale, eppure esiste davvero (lo devi pure pagà!), lo si può trasportarsi al livello binario, e costatare che, a quel livello lí, il software non esiste, ne niente che tu possa vedere, attivare, ricuperare o archiviare nel tuo computer. Quando parli di cavi, processori ecc., ecc.,, questo è ancora un' altro livello (bisogna rileggere [o anche leggere] Bach, Gödel, Escher di D. Hofstadter!!!). Ogni volta che cambi livello, scopri che la realta precedente era illusoria. E si possono risalire i livelli fino all'infinito.

Qua si può soltanto citare il Mumonkan. "Shuzan prese il bastone e disse «Se lo chiamate bastone, siete ignari del fatto. Quindi, come lo volete chiamare?»

Commento di Mumon: Se lo chiamate un bastone, vi opponete alla realtà. Se no lo chiamate un bastone, vi opponete alla realtà. Se non lo chiamate un bastone, siete ignari dal fatto. Non lo si può esprimere con parole e non lo si può esprimere senza parole. Allora, dite presto cos'è.

Poema di Mumon

Brandendo il suo bastone
Ha dato un ordine di vita e morte
Il positivo ed il negativo intrecciati
Persino i Buddha ed i Patriarchi
Non possono sottrarsi a quest'assalto.


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La versione originale inglese.