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Shôbôgenzô Bodaisatta shishobô di maestro Dôgen  (2) maitre Dogen
45imo capitolo dello Shôbôgenzô, il "Tesoro dell'Occhio del Vero Dharma".

Quattro elementi delle relazioni sociali di un bodhisattva
Seconda parte


[80]   "Comportamento soccorrevole"  [1] significa adoperare mezzi abili [2] a beneficio degli esseri sensibili, di alta o di bassa condizione; ad esempio, coll'esaminare l'avvenire distante e prossimo e coll'adoperare espedienti [3] per aiutargli. C'è gente che si è presa di pietà per tartarughe ferite ed hanno dato soccorso a dei passeri ammalati [4]. Ciò faccendo, non hanno chiesto una ricompensa né alla tartaruga, né al passero, erano motivati solo dal comportamento soccorrevole. La gente stupida crede che se si contrasta il beneficio altrui, sarà a detrimento del nostro proprio. Non è vero. Il comportamento soccorrevole è il Dharma nella sua totalità. Giova universalmente a se stessi ed agli altri. L'uomo del passato che tre volte annodò i suoi capelli nel corso dello stesso bagno, e che risputò tre volte nel corso dello stesso pasto il suo cibo [5] aveva in testa solo il servizio altrui. Non si è mai trattato d'insegnargli solo perché provvenivano da un paese straniero. Dobbiamo quindi agire a beneficio dei nostri nemici alla pari dei nostri amici, e dobbiamo agire a beneficio nostro proprio tanto quanto a quello altrui. Se realizziamo questo stato di mente, la verità che vuole che, naturalmente, il comportamento soccorrevole né regredisce né fuorvia si manifesterà soccorrevolmente fino nelle erbe, il vento e l'acqua. Non dovremmo intrapprendere altro che la salvezza dei sciocchi. 

"La cooperazione" [6] significa non essere polemico [7]. Cioè né polemico verso di sé stessi, né verso degli altri. Ad esempio, il Tathâgata umano si è identificato [8] coll'umanità. A partire da tale identificazione col mondo umano, possiamo supporre che si potrebbe identificare con altri mondi. Quando si conosce la cooperazione, il sé e gli altri sono unità. I proverbiali arpe, poemi e vino [9] si fanno amici con la gente, con gli dei celesti anziche gli spiriti ctonii. [Allo stesso tempo,] vi è un principio che vuole che la gente si leghi di amicizia con le arpe, con i poemi e con il vino e che le arpe, i poemi ed il vino si leghino di amicizia con le arpe, con i poemi e con il vino; che gli dei celesti si leghino di amicizia con gli dei celesti; e che gli spiriti ctonii se leghino di amicizia con gli spiriti ctonii. Tal è l'apprendimento della cooperazione.

    "Il compito della cooperazione" [10] significa, ad esempio, un comportamento concreto, un'atteggiamento pieno di dignità ed una situazione reale. Potrebbe esserci un principio secondo il quale, dopo aver lasciato gli altri indentificarsi con noi, noi ci identificheremmo con gli altri. [Le relazioni tra] sé e gli altri sono, a seconda l'occasione, senza limite. Il Kanshi [11] dice: "Il mare non rifiuta l'acqua: è così che può realizzare la sua grandezza. Le montagne non rifiutano la terra: è così che possono realizzare la loro altezza. I dirigenti illuminati non odiano il loro popolo: è così che possono realizzare una larga adesione." Ricordatevi, il mare che non rifiuta l'acqua è cooperazione. Ricordatevi anche che l'acqua ha la virtù di non rifiutare il mare. E' perciò che è possibile all'acqua di raccogliersi per formare il mare e per la terra di accatastarsi per formare montagne. Possiamo dirci che, poiché il mare non rifiuta il mare, esso realizza il mare anziché la grandezza, e che, poiché le montagne non rifiutano le montagne, esse realizzano le montagne e l'altezza. Come i dirigenti illuminati non odiano il popolo, essi realizzano una larga adesione. "Una larga adesione" significa una nazione. "Un dirigente illuminato"si potrebbe intendere di un imperatore. Gl'imperatori non odiano il popolo. Non lo odiano, ma ciò non vuol dire che non ci sia né ricompensa né punizione. Anche se ci fossero ricompensa e castigo, non c'è odio per il popolo. Nei tempi antichi, auqndo il popolo non era colpito, le nazioni se ne stavano senza ricompensa e senza punizione -- perlomeno in quanto le ricompense e le punizioni di quei tempi erano diverse dai nostri. Pure oggi, si potrebbe che ci sia gente che cerca la verità senza aspettarne una ricompensa, ma questo va al di là del pensiero della gente stupida. E' perché i dirigenti sono illuminati che non odiano il popolo. Pur avendo sempre il popolo la volontà di formare una nazione e di trovarsi un dirigente illuminato, sono in pochi quelli che capiscono la verità di un dirigente illuminato che fosse un dirigente illuminato. Si accontentano quindi semplicemente dal non essere odiati dal dirigente illuminato, senza mai riconoscerre che, da parte loro, non lo odiano. La verità della cooperazione, dunque, esiste tanto per i dirigenti illuminati quanto per la gente ignorante, ed è perciò che la cooperazione è il comportamento ed il voto di un bodhisattva. Non dovremmo affrontare le cose senon che con dei volti amabili.
Poiché questi quattro elementi di sociabilità sono ognuno atrezzati dai quattro elementi di sociabilità, ben si potrebbe che ci siano sedici di quegli elementi di sociabilità.



    
Shôbôgenzô Bodaisatta-shishobô

Scritto il quinto giorno del quinto mese
lunare [12] del quarto anno di Ninji [13]
da un monaco che si recò nella Cina dei Song
e ricevette la trasmissione del Dharma,
lo çramana Dôgen.

(Ritorno alla prima parte)
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Note:

1- RIGYÔ, il "comportamento soccorrevole" oppure "benefico", traduce il sanscrito artha-caryâ, comportamento utile." [ritorno]
2- ZENGYÔ, letteralmente "buona competenza", è un'abbreviazione per ZENGYÔ-HÔBEN, i "mezzi abili" oppure "espedienti abili", traduzione dal sanscrito upâya-kaushalya.
[ritorno]
3- HÔBEN, vedi nota precedente. [ritorno]
4- Una cronaca cinese intitolata Shinjo (Storia degli stati di Shin) racconta che un uomo dal nome di Koyu salvò una tartaruga in pericolo e che, come risultato di tale buona azione, diventò più tardi prefetto di distritto. Un'altra cronaca, intitolata Taigu-nikki, racconta che un bambino da nove anni, dal nome di Yoho, si curò da un uccello ferito e che, come risultato di quella buona azione, i suoi discendenti accederono alle tre più importanti posizioni nell'amministrazione cinese. Vedi anche il capitolo 30, Gyôji, parag. 207. [ritorno]
5- Il libro cinese intitolato Shiki  racconta che un re dal nome Shuko aveva nominato il suo figlio Hakujin prefetto. In quest'occasione, egli gli disse: "Se tre ospiti si dovettero presentare mentre sto nel bagno, annoderei i miei capelli tre volte per potergli ricevere, e se fosse mentre sto mangiando, risputerei tre volte il cibo per potergli accogliere".   [ritorno]
6- DOJI, lett. "identità di compito", dal sanscrito samâna-arthatâ, il che significa lett. "identità di scopo", oppure "condivisione dello stesso obiettivo" -- oppure, per adoperare un'espressione più corrente, "stare nella medesima barca". Il carattere DO significa "medesimo" ed il carattere JI significa "cosa", "affare" o "compito". [ritorno]
7- FU I. Il carattere FU è una negazione, il carattere I significa "diverso" o "contrario", per opposizions a DO, "lo stesso", in DOJI. [ritorno]
8- DOzeru. Il carattere DO è lo stesso di prima. [ritorno]
9- Il testo taoista Gosha-inzui dice che le arpe, i poemi ed il vino sono i tre amici di un eremita. Maestro Dôgen riprende la frase per esprimere i principii dell'accordo reciproco tra soggetto ed oggetto e l'identità del soggetto e dell'oggetto. [ritorno]
10- Il "compito [della cooperazione]" è il carattere JI di DOJI. La cooperazione reale non è astratta ma sempre in relazione con un compito concreto. [ritorno]
11- KANSHI è il nome di un testo taoista in 24 volumi attribuito a Kanchu (Ch: Guan-tzu). I specialisti sospettano che ci siano stai in realtà più diversi autori[ritorno]
12- TANGO no HI. Il quinto giorno del quinto mese lunare era un giorno festivo chiamato TANGO no HI. In Giappone, oggidì, quell'espressione serve tuttora a designare la festa nazionale del 5 maggio (festa dei bambini). [ritorno]
13- 1243 dell'era corrente. [ritorno]

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